Condanna per rapina: cliente aggredisce e non paga il tassista dopo la corsa

Corsa effettuata e tassista non pagato: cliente condannato per rapina. Il ridotto prezzo della corsa non basta per parlare di danno lieve

Condanna per rapina: cliente aggredisce e non paga il tassista dopo la corsa

La pronuncia in esame riguarda la condanna di un uomo colpevole sia di rapina che di lesioni personali ai danni di un tassista. Dopo la richiesta di una corsa e il mancato pagamento da parte del cliente, l'uomo aggredisce il conducente con un coccio di vetro, causandogli lesioni tali da impedirgli di lavorare per dieci giorni. Durante una corsa del taxi, il cliente che costringe il tassista ad annullare il pagamento stabilito dal tassametro usando il coccio di vetro come arma.

Il drammatico episodio di aggressione si svolge nella città di Torino, dove un tassista diventa vittima non solo di mancato pagamento da parte del cliente, ma anche di un'aggressione con un coccio di vetro. Il cliente viene condannato in Tribunale per rapina, con l'aggravante dell'uso del coccio di vetro come arma. Il giudice di primo grado riconosce la stretta correlazione tra l'azione violenta e l'appropriazione del denaro non pagato come unica finalità criminosa, configurando la rapina consumata.

La sentenza dell'Appello ha confermato la decisione, accennando anche alla possibilità di considerare l'azione come "estorsione consumata". Nonostante i tentativi della difesa di minimizzare l'episodio, facendo leva sul costo basso della corsa, la Cassazione ha respinto queste argomentazioni, evidenziando che il cliente aveva intenzionalmente evitato il pagamento al tassista. Le conseguenze dannose per il conducente non si limitavano alle lesioni fisiche, ma coinvolgevano anche un impatto emotivo e finanziario significativo.

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