Tiene sempre sotto controllo la compagna: legittimo parlare di maltrattamenti

Evidente, nella vicenda presa in esame dai giudici, la gravità del regime di vita imposto dall’uomo alla donna

Tiene sempre sotto controllo la compagna: legittimo parlare di maltrattamenti

Controllo pervasivo sulla compagna: legittimo parlare di maltrattamenti in famiglia. Questa la posizione assunta dai giudici (sentenza numero 43765 del 29 novembre 2024 della Cassazione), i quali hanno posto in evidenza la gravità del regime di vita mortificante e insostenibilmente vessatorio imposto dall’uomo alla donna. Da incubo il ménage familiare imposto dall’uomo alla donna, obbligata a non uscire di casa, a non leggere libri e a rendicontare nei minimi dettagli ogni spesa effettuata. A salvare l’uomo è la prescrizione. Cancellata, quindi, la condanna emessa in Appello, con pena fissata in tre anni di reclusione. Confermato, invece, l’obbligo per lui di risarcire la donna per i danni che le ha arrecato nel tempo. Per i magistrati di Cassazione, comunque, è necessario chiarire che la condotta tenuta tra le mura domestiche dall’uomo è catalogabile come maltrattamenti in famiglia. Inequivocabile la linea di condotta dell’uomo, responsabile di condotte prevaricatrici che hanno connotato il ménage familiare. In sostanza, al di là delle aggressioni fisiche concentrate in pochi episodi, continuative sono state le violenze di natura psicologica ed anche economica nei confronti della persona offesa, stanti le frequenti minacce ed il controllo pervasivo che l’uomo esercitava su di lei, privandola della possibilità di avere rapporti con la famiglia di origine, costringendola a non uscire di casa e a non leggere libri, ed imponendole di rendicontare minuziosamente anche la minima spesa effettuata a beneficio del nucleo familiare. Tirando le somme, ci si trova di fronte non ad una episodicità di fatti lesivi bensì ad un regime di vita mortificante ed insostenibilmente vessatorio, sanciscono i magistrati. Impossibile, quindi, ridimensionare i comportamenti dell’uomo, anche alla luce del principio secondo cui le singole condotte maltrattanti non devono necessariamente integrare di per sé un illecito e tantomeno illeciti a base violenta, configurandosi il reato di maltrattamenti in presenza di comportamenti che, valutati complessivamente, siano volti a ledere, con violenza fisica o anche solo psicologica, la dignità e identità della persona offesa, limitandone la sfera di autodeterminazione».

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