Il lavoratore può comunicare la malattia via fax se previsto dal regolamento aziendale

La Cassazione ha respinto il ricorso presentato da un'azienda contro il reinserimento del dipendente che aveva notificato la sua assenza per malattia da un paese straniero tramite fax, un metodo non convenzionale ma accettato dal regolamento interno dell'azienda

Il lavoratore può comunicare la malattia via fax se previsto dal regolamento aziendale

La Suprema Corte ha chiarito la questione del licenziamento per giusta causa basato sulla comunicazione di una malattia ritenuta assente. In particolare, si è analizzato il caso di un lavoratore licenziato da un'azienda per essersi ammalato e aver comunicato la malattia via fax, anziché con metodi più immediati. Il lavoratore, dopo l'impugnazione del licenziamento, ha visto la sua causa sostenuta dal Tribunale e dalla Corte di Appello, che hanno annullato il licenziamento ordinando il reintegro del dipendente.

Sebbene il lavoratore non avesse adottato una diligenza completa nell'avvisare dell'assenza (non cercando, ad esempio, in anticipo di contattare il responsabile dell'azienda), la Corte di Appello ha considerato lecita la sua azione, in quanto la comunicazione via fax era conforme al regolamento aziendale. La Corte riteneva l'avviso ricevuto via fax sufficiente per escludere la responsabilità del lavoratore.

La Corte d'Appello, però, ha rivalutato il risarcimento dovuto al lavoratore, decidendo per un indennizzo solo parziale. La Suprema Corte, a cui l'azienda si era rivolta, ha confermato la decisione delle corti inferiori e ha sottolineato che il lavoratore può dimostrare la giustificazione dell'assenza anche successivamente alla malattia, specialmente in casi di impossibilità di notifica, come nel caso di malattia all'estero.

Infine, la Cassazione ha considerato non fondata l'affermazione della Corte territoriale secondo cui il lavoratore non aveva rispettato l’obbligo di comunicazione: infatti, il lavoratore ha adempiuto agli obblighi comunicativi secondo il regolamento aziendale, il che rende l'accusa priva di fondamento (Cas. n. 25661 del 25 settembre 2024).

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