Editoria scolastica: si deve puntare a riduzione dei costi e a maggiore ricorso alle tecnologie digitali

Chiusa l’indagine conoscitiva, durata oltre un anno, dell’Antitrust. Riflettori puntati sulla spesa sostenuta dalle famiglie

Editoria scolastica: si deve puntare a riduzione dei costi e a maggiore ricorso alle tecnologie digitali

Riduzione dei costi e maggiore ricorso alle tecnologie digitali: queste le due prospettive tracciate dall’Antitrust (comunicato del 12 gennaio 2026 a chiusura dell’indagine conoscitiva, durata oltre un anno, sull’editoria scolastica.
Per comprendere l’importanza del settore bastano alcuni numeri: il mercato dell’editoria scolastica interessa ogni anno quasi otto milioni di studenti (e un milione di insegnanti), con una spesa media per famiglia pari a 580 euro per l’intero ciclo della scuola secondaria di primo grado e di 1.250 euro per l’intero ciclo della scuola secondaria di secondo grado.
La lunga indagine –
condotta dall’Antitrust avvalendosi di un ampio confronto con vari soggetti, tra cui Ministero dell’Istruzione Merito, editori e ‘Associazione italiana editori’ – ha evidenziato come il mercato dei libri nuovi valga circa 800milioni di euro all’anno e quello dei libri usati, invece, circa 150milioni di euro all’anno. E, ragionando in questa ottica, i prezzi dei nuovi libri crescono in linea con l’inflazione, ma il calo del potere d’acquisto rende la spesa più gravosa per le famiglie, con sistemi di sostegno che rimangono disomogenei su base regionale.
Per quanto riguarda lo sconto sui libri scolastici, poi, attualmente la legge lo limita al 15 per cento del prezzo di copertina, riducendo la concorrenza e penalizzando i consumatori. Perciò, secondo l’Antitrust, la legittimità di contrattazioni collettive editori–rivenditori non può essere di per sé esclusa in quanto può consentire sconti maggiori e dunque migliorare le condizioni per i consumatori. Anche tenendo presente che il mercato risulta molto concentrato, con le case editrici ‘Mondadori’, ‘Zanichelli’, ‘Sanoma’ e ‘La Scuola’ che ne detengono complessivamente oltre l’80 per cento.
Anche risorse educative ‘open source’ e autoproduzioni scolastiche possono ridurre i costi a carico delle famiglie e stimolare l’innovazione, favorendo la personalizzazione dei percorsi educativi tramite nuovi strumenti di intelligenza artificiale, secondo l’Antitrust. Tuttavia, la normativa vigente e la mancanza di incentivi concreti ne limitano lo sviluppo e rendono improbabile, senza una revisione delle politiche al riguardo, che queste risorse possano affermarsi come un’alternativa competitiva all’editoria commerciale per stimolare un’effettiva concorrenza sui meriti.
A questo proposito, nelle scuole, nonostante i piani della riforma avviata nel 2012, le risorse digitali rimangono sottoutilizzate: oltre il 95 per cento delle classi adotta libri in formato cartaceo+digitale, ma per la parte digitale risulta attivato solo il 16 per cento delle licenze. Inoltre, l’indagine ha evidenziato l’esistenza di condizioni di licenza e di scarsa interoperabilità delle piattaforme che frenano la riforma, penalizzano l’usato e le soluzioni di comodato d’uso.
Ciò detto, i principali editori hanno manifestato disponibilità a modificare queste condizioni per consentire una riattivazione delle licenze a costi ridotti, la stampa dei contenuti digitali e accessi più prolungati. Per l’Antitrust è necessario che tali soluzioni diventino standard nel settore e che si promuovano interventi istituzionali in tal senso.
Da ultimo, poi, il Ministero dell’Istruzione ha avviato iniziative per favorire accessibilità e interoperabilità attraverso un sistema di autenticazione unificata.
Per chiudere, infine, una curiosità: dall’indagine è emersa l’opportunità di soluzioni modulari (ad esempio, tramite ‘QRCode’) per ridurre il peso dei libri, che in Italia è almeno doppio rispetto al resto d’Europa, e favorire una sostituibilità più razionale di parti dei libri.

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